Il costo della corruzione in Italia è elevatissimo, sia per i suoi volumi finanziari che per gli effetti negativi sulla società

Alcune considerazioni del Popolo della Famiglia in occasione della pubblicazione del Rapporto 2021 sulla corruzione nel mondo da parte di Transparency International 

Di Marko Rus

Secondo varie stime la corruzione nel settore pubblico costa all’economia italiana dai 190 ai 237 miliardi (Rand 2020) ogni anno, ovvero il 13% del PIL. Per capirne il peso basta il confronto con la spesa in un settore pubblico importante; nel 2020 il costo complessivo della sanità pubblica e privata ammontava a 124 miliardi, cioè il 7,5% del PIL.

In base a valutazioni recenti del governo di Mario Draghi la corruzione ha effetti negativi economici, finanziari e sociali decisamente importanti, su tutte le attività pubbliche e private producendo meno investimenti in beni e servizi, costi più elevati degli stessi, riduzione dell’occupazione, riduzione dei redditi e dei consumi, meno entrate fiscali e lievitazione dei costi in generale.

Secondo alcuni osservatori le misure introdotte nel 2019 per ridurre la corruzione nel settore pubblico per il momento si sono limitate agli aspetti burocratici e poco è stato fatto a riguardo della formazione, istruzione e valutazione dei dirigenti e dipendenti per loro presunti sforzi anticorruzione.

Il fenomeno della corruzione ha anche gravi effetti finanziari, perché sugli importi percepiti i corrotti non pagano tasse, ed esportano capitali all’estero, nei paradisi fiscali. Purtroppo la cooperazione fra i vari paesi, anche all’interno dell’Unione Europea, è molto carente e manca di seria efficacia.

 Anche i relativi procedimenti penali in Italia sono farraginosi, lenti e spesso decadono per prescrizione dei termini. Da notare anche che molta parte delle spese dello stato sono finanziate da debiti, anche verso la Unione Europea. Nel bilancio di previsione dello stato per il 2022 gli interessi passivi sono 84 miliardi, a cui bisogna aggiungere quelli pagati da enti locali e le partecipate, consociate ed enti delle varie amministrazioni centrali e locali. E’ evidente che i costi provocati dalla corruzione contribuiscono anche alla crescita degli interessi passivi.

Transparency International, una ong con sede a Berlino, ogni anno pubblica la statistica degli indici di percezione della corruzione (CPI) in 180 paesi del mondo. Sono basati su vari criteri di stima, omogenei e scientifici. Nel sistema 100 indica zero corruzione, “very clean,”e  0  “higly corrupt”. Il rapporto più recente è stato pubblicato il 25 gennaio 2022; eccone una parziale graduatoria per l’Europa:

88-80 : Danimarca, Finlandia, Norvegia, Olanda, Svezia, Germania

79-70: Regno Unito, Austria, Estonia, Francia, Irlanda, Islanda, Belgio, Ungheria, 

(Canada 74)

69- 60: Portogallo, Spagna, Lituania

(Stati Uniti: 67)

59-50: Latvia, Slovenia, Italia (56), Polonia, Repubblica Ceca, Malta, Slovacchia, 

49-40. Grecia, Croazia.

Secondo questi dati ai primi posti sono i paesi con meno corruzione, cioè più vicini a 100. Dal 2012 l’Italia ha migliorato ogni anno la valutazione del CPI, da 43 nel 2012 a 56 in 2021, ma rimanendo di parecchio sotto la media europea del CPI di 66. Il Bel Paese rimane ancora fra i paesi europei con la corruzione più alta. Secondo TI Italia, al miglioramento recente hanno contribuito molto le attività della società civile, con costante promozione dei valori della trasparenza, della anticorruzione e della integrità.

Transparency International ha così concluso le proprie valutazioni del 2022: “Nei due anni della devastante pandemia del Covid-19 i livelli di corruzione nel mondo sono rimasti stazionari globalmente. Nonostante gli impegni presi sulla carta in anni precedenti ben 131 paesi non hanno fatto alcun passo significativo per ridurre i livelli della corruzione e 27 paesi sono scesi alla valutazione più bassa dei loro CPI nella loro storia.”

Infine, Transparency International valuta che esista una stretta correlazione fra i diritti civili dei cittadini, la libertà di espressione e di stampa e la democrazia da un lato, e dall’altro i livelli della corruzione nel paese. Più i primi tre sono bassi, più la corruzione è alta. La classifica 2020 del Report Without Borders in merito alla libertà di stampa nel mondo vede l’Italia al 41° posto, dietro a tutte le altre maggiori potenze europee.

Se la corruzione fosse ridotta ai minimi termini tantissimi miliardi sarebbero disponibili ogni anno per investimenti a lungo termine essenziali per il bene comune, in primis in istruzione e educazione, nella sanità, la viabilità e i trasporti; nel patrimonio storico e artistico, per la protezione dell’ambiente e la riduzione dei rischi idrogeologici, per la riduzione delle emissioni nocive, per il clima ecc. Inoltre, l’Italia deve investire in maniera decisa per migliorare l’efficacia e l’efficienza della pubblica amministrazione, a tutti i livelli e ridurne i costi; combattere la criminalità organizzata, ridurre il traffico di organi e di esseri umani; combattere l’estesa evasione fiscale e la corruzione, nonché l’usura e l’estorsione; investire fondi adeguati per la lotta alle dipendenze, da droghe, alcol, pornografia e gioco d’azzardo.

Secondo Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia, per il breve termine il partito ha articolato le proprie priorità per azione e investimenti in funzione della dignità della vita, dei bisogni delle famiglie e dei gruppi di persone meno abbienti:

  • proteggere la vita dal concepimento alla morte naturale
  • assicurare più famiglie naturali, nel matrimonio di uomo e donna
  • promuovere la natalità sul piano culturale ma anche con misure finanziarie quali il reddito di maternità, il quoziente famigliare, sussidi per asili nido e scuole d’infanzia, attività sportive, la scolarità, ecc. 
  • aumentare le pensioni più basse a un livello ragionevole in funzione del costo della vita
  • provvedere fondi adeguati agli anziani, soli, malati, invalidi o meno, sia per supporto a domicilio dove necessario, sia nelle residenze per anziani 
  • assicurare adeguati sussidi durante gli effetti della pandemia a imprese famigliari, artigiani, commercianti, professionisti e agricoltori 
  • provvedere fondi per le attività del terzo settore.

Come descritto qui sopra la corruzione in Italia è un fenomeno esteso ed estremamente gravoso per le grandi ingiustizie che provoca e per le finanze pubbliche, a tutti i livelli, a scapito della quantità e della qualità dei beni prodotti e dei servizi resi. Cioè il costo della corruzione non è dato solo dalla corruzione pagata a dirigenti disonesti, ma dal costo totale dei beni e servizi acquistati dalla pubblica amministrazione per effetto delle pratiche corruttive, a costi più elevati e tenendo conto dei costi supplementari per lavori eseguiti male, ecc.

Essa richiede un cambiamento dei valori etici sia di chi percepisce i fondi e altri vantaggi nella pubblica amministrazione sia di chi tali fondi e vantaggi eroga. 

Sono necessari sistemi ed azioni organizzati a livello centrale per controllare l’introduzione di adeguati sistemi di “governance”, supervisione, rendicontazione e controllo sulle attività di acquisto di beni e servizi. Le attività di indagine da parte del sistema giudiziario devono essere rese più efficaci e rapide, la carcerazione dei responsabili e la confisca cautelare dei loro beni durante le prime fasi delle indagini. 

Infine, l’Italia deve essere più attiva a livello europeo per concordare norme che permettano indagini internazionali coordinate, rapide ed efficaci in tutti i paesi dell’Unione Europea, e ciò non solo a riguardo della corruzione, ma anche per l’evasione fiscale, e le attività illecite delle criminalità organizzate, le varie mafie ecc., attività spesso fra di loro strettamente collegate. A tale proposito, è necessario che i trattati dell’Unione Europea siano rinegoziati e completati con urgenza.

Marko Rus

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