I 7 dolori di Maria e di ogni donna

In questa settimana santa vorrei meditare i 7 dolori di Maria, rivisitati nella vita di ogni donna.

Chi è quella donna che non vorrebbe essere felice, spensierata, amata e coccolata tutti i giorni?

Un santo sacerdote diceva che la donna può essere come Eva che conduce al peccato o come Maria che redime e salva. Ognuna di noi è chiamata a scegliere e sicuramente, crescendo nella fede e nella preghiera, se pur con i limiti del peccato, può essere donna, moglie e mamma nel quotidiano, ma tenendo ben chiaro l’obiettivo della salvezza eterna per cui vale la pena donarsi senza misura.

Vediamo però come i 7 dolori di Maria possono essere trasferiti nella vita di ogni donna per poi vivere la gioia della Pasqua:

PRIMO DOLORE DI MARIA – La profezia di Simeone

Quando Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio, il vecchio Simeone li benedisse e disse a Maria: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2, 34-35).

La maternità comporta un dolore fisico, al momento del parto, ma lo si dimentica subito. C’è, però, un dolore che nutri ogni giorno per quel figlio che soffre, che è malato, che ha difficoltà nello studio, che non si sente realizzato, che fa fatica a trovare un lavoro, che fatica a trovare la sua strada, la sua vocazione, ecc. Sicuramente vorremmo essere mamme felici con figli felici, ma c’è quella spada che trafigge l’anima tua legata alla tua maternità. Non ti fai vedere se piangi o soffri, anzi con un sorriso o una pacca sulla spalla fai vedere a tuo figlio che sei al suo fianco, che sei una donna forte su cui lui può contare. Maria, madre che hai vissuto questi momenti, puoi capirci e consolarci.

SECONDO DOLORE DI MARIA – La fuga in Egitto

Quando Erode seppe della nascita di Gesù, decise di uccidere tutti i figli maschi primogeniti. Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto. (Mt 2, 13-14).

Il matrimonio è fidarsi di quell’uomo che Dio ha voluto al tuo fianco, con i suoi limiti, i suoi umori, le sue incomprensioni, che magari non riesce a dirti “ti amo”, che non ti regala un mazzo di fiori, che sa essere poco romantico o non si accorge quando ti scende una lacrima sul volto, ma c’è, ti protegge, ti difende, devi solo imparare ad ascoltarlo. È la tua medicina quotidiana. Se ti fiderai di lui comprendendo che la tua famiglia è lui e non tua mamma o le tue amiche e con la preghiera chiederai la grazia di decifrare il suo linguaggio d’amore per te, capirai come e quante volte è fuggito con te per salvare la vostra famiglia. Maria donna del si aiutaci a fidarci e vedere ogni cosa come un dono.

TERZO DOLORE DI MARIA – Lo smarrimento di Gesù nel tempio

Quando Gesù aveva 12 anni Maria e Giuseppe lo condussero al tempio.  Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». (Lc 2, 43-44, 46, 48)

L’adolescenza del figlio è un legame che si rompe, un periodo turbolento che a volte dura anni. Lo hai educato nella fede, ma non va più a Messa, il mondo lo assorbe e tutto quello che gli hai insegnato sembra essere spazzato via; ti istiga, ti accusa, ti provoca, ti sfinisce. Vorresti partorirlo con dolore fisico perché quel dolore nelle parole infuocate e taglienti che ti rivolge ti fa molto più male. Perché fai questo? Perché ti comporti così? Tuo padre ed io siamo angosciati, cerchiamo il nostro figlio. Questa ricerca dura il tempo della sua maturità, mentre vorresti svegliarti e vedere che è tutto risolto. Quella ricerca, che affidi nella preghiera perché è piena di silenzi, di quel figlio che non vuole parlarti. Quella ricerca che si risolve forse quando quel figlio diventa padre e comprende il tuo punto di vista… Maria che con Giuseppe hai cercato senza sosta Gesù, aiutami a fare unità con mio marito e a non interrompere la ricerca di quel figlio che oggi ho smarrito, perché sono certa che con te lo ritroverò.

QUARTO DOLORE DI MARIA – Maria incontra Gesù che porta la Croce

Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore. (Lm 1, 12). «Gesù vide sua Madre lì presente» (Gv 19, 26).

La madre c’è quando un figlio soffre; anche se è distante, lei percepisce che non sta bene. La maternità ti unisce fin nelle viscere. Lo capisci dal tono di voce, dal suo silenzio, dal suo sguardo. C’è una simbiosi naturale che non si può spiegare, e che un uomo non può capire. Un legame che si cementa con le lacrime, con la sofferenza. Più un figlio soffre, più una mamma c’è, si dona, prega e lo affida. Maria, che hai vissuto il dolore grande del Figlio ingiustamente condannato, insegnaci a non lamentarci per incomprensioni o ingiustizie che i nostri figli possono subire, ma aiutaci a incontrarli sempre con amore silenzioso ma vigile.

QUINTO DOLORE DI MARIA – Maria sotto la croce che assiste alla morte di Gesù 

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla Croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei» (Lc 23, 33; Gv 19, 19). E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!» E, chinato il capo, spirò. (GV 19, 30).

Di fronte alla sofferenza tutti scappano, solo la madre resta. Ci sono sofferenze che non possiamo comprendere, malattie che piombano a ciel sereno a cui umanamente ci ribelliamo: perché proprio a me? Ma sei chiamata a rimanere perché gridare non serve a niente, ribellarti non risolve, ma se stai e accetti quella croce, diventi vera madre. Quante donne si ribellano, non accettano e vivono l’inferno già quaggiù. Ma cosa hai cambiato di quella malattia, neanche una virgola, anzi hai peggiorato la tua realtà perché stai male ma sei impotente, vivi male, sei frustrata. Quando accetti, incontri la Grazia dello stabat,fai un’esperienza nuova,  cambi prospettiva e vedi cose che prima non riuscivi a vedere. Quello stare sotto la croce, nell’accettazione più profonda ti rende grande nella piccolezza. Maria insegnaci a stare anche quando il cuore è trafitto dal dolore, quando vorremmo fuggire, asciuga quelle lacrime a tante mamme come solo tu sai fare. Solo tu puoi comprendere e consolare il cuore di ogni mamma.

SESTO DOLORE DI MARIA – Maria riceve Gesù morto deposto dalla Croce

Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto. (Mc 15, 43, 46-47).

Maria prende il corpo di Gesù come lo aveva preso più di 30 anni prima a Betlemme. Ora è il corpo martoriato, nudo, sporco di sangue, quasi irriconoscibile di quel figlio che è Dio. Quante mamme hanno vissuto questo dolore nella storia dell’umanità. A fianco di quella mamma ci siamo tutte. Quante mamme avrebbero voluto morire personalmente per consegnare la vita a quel figlio che invece è morto. Quelle lacrime, quelle urla sono assordanti nel cuore di ogni donna. Siamo legate da una maternità che va oltre la nostra e quando assisti alla morte di un figlio di un’altra donna che non sei tu, ti si strazia il cuore e ti chiedi perché…

Tante sofferenze di mamme le capiremo solo lassù. Ma tu donna e mamma che non hai avuto un lutto in famiglia, hai magari sofferto per la morte di un figlio che si è manifestata in maniera diversa: un figlio drogato, ladro, schiavo di un vizio e che è morto alla vita perché è come un cadavere… Quanto vorresti non vedere tuo figlio morto, ti senti una fallita perché hai contribuito, forse, in qualche modo a quel fallimento, a quella morte. Oppure preferiresti vederlo morto una volta per tutte piuttosto che brancolare nel buio della sua non vita. Maria donna del silenzio aiuta ogni madre ad accettare la morte di un figlio e riempi il cuore di speranza perché un giorno quel figlio lo vedrà Risorto, Risorto a vita nuova.

SETTIMO DOLORE DI MARIA – Maria accompagna Gesù alla sepoltura

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Magdàla. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Gv 19, 25-27).

Maria, la mamma di ciascuno di noi, accompagna Gesù nel sepolcro. E in quel sepolcro lascia tutto il suo dolore per l’umanità intera. Tutte le umiliazioni ricevute perché mamma di un malfattore, tutte le critiche, le incomprensioni le pone in quel sepolcro. In quel sepolcro poniamo i nostri fallimenti di madri, le nostre incomprensioni, le nostre delusioni, i nostri limiti, consapevoli che da quel sepolcro risorgeremo con i nostri figli. Quante volte abbiamo rifiutato quel sepolcro, quella morte, quella sofferenza. Aiutaci a credere che dopo quel sepolcro c’è la gioia, c’è la resurrezione.

Ogni donna in quanto madre è chiamata ad una sfida importante: Perdere tutto per partorire il proprio figlio all’eternità. Si, perché il figlio è e sarà per sempre. I dolori di Maria ci aiutano a riflettere che questa valle di lacrime è per tutti, nessuno escluso; la differenza è accettare e imitare Maria, oppure rifiutare e vivere nella disperazione. Se accettiamo i momenti difficili della vita possiamo gustare la gioia della Resurrezione. Se viviamo la nostra vita intensamente, momento per momento, nella semplicità della nostra chiamata, faremo centro e le sofferenze quaggiù saranno per noi mezzo di salvezza.

Maria donami la forza di abbracciare con amore qualunque croce tu voglia permettere e fa che essa divenga strumento di salvezza per la mia famiglia.

Come rivelato a Santa Brigida, riscopriamo la devozione ai 7 dolori di Maria, perché a chi pregherà sette Ave Maria e mediterà ogni giorno sui suoi dolori e sulle sue lacrime e diffonderà questa devozione, godrà dei seguenti benefici:

La pace in famiglia.

L’illuminazione circa i misteri divini.

L’accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste purché siano secondo la volontà di Dio e per la salvezza della sua anima.

La gioia eterna in Gesù e in Maria.

Lucianella Presta

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