Siamo di fronte ad una nuova rivendicazione «a far valere i propri diritti» per non ritornare nel Medio Evo. Questa in estrema sintesi la dichiarazione dell’assessore alle pari Opportunità della Regione Piemonte, Monica Cerutti, e del Torino Pride, che contestano il recente decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale che impone che, sulle carte d’identità dei minori, venga ripristinata la dicitura «madre» e «padre» al posto della più inclusiva «genitore».

Ci limitiamo a far notare l’incoerenza di una loro affermazione: «Non potendo impedire alle famiglie formate da coppie dello stesso sesso di avere figli, (il Ministro dell’Interno n.d.r.) colpisce direttamente i bambini che dice di voler proteggere, privandoli del riconoscimento della loro famiglia e delle figure genitoriali».

Si ricorda a tal proposito che:  Coppie dello stesso non possono avere figli essendo intrinsecamente sterili.

Li possono “avere” solo privando quei bambini del loro genitore naturale e biologico di cui usano lo sperma oppure l’ovocita e l’utero.

Sono pertanto loro che di fatto privano i bambini del riconoscimento della loro famiglia e delle figure genitoriali, cui li sottraggono per soddisfare un proprio desiderio, non un proprio diritto.

Il termine genitore pertanto è totalmente inappropriato. Le coppie dei “genitori” samesex semplicemente non esistono in quanto famiglie, ma sussistono in quanto unioni civili, formazioni sociali, cui la legge Cirinnà peraltro non riconosce la possibilità di adottare e, tanto meno, produrre figli ambulatorialmente.

In attesa che il buio della ragione prodotto a partire dall’illuminismo ci riporti alla luce del Medio Evo ribadiamo il primato della Natura e della Ragione.

Torino, 05.04.2019

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