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	<title>#Trump #Zelensky #Studioovale #Washington &#8211; PdF Piemonte</title>
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	<description>Il Popolo della Famiglia - Regione Piemonte</description>
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		<title>LA VERITÀ IN DIRETTA DALLO STUDIO OVALE</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2025 17:42:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[#Trump #Zelensky #Studioovale #Washington]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Non siamo abituati alla verità, alla rottura delle antiche ipocrisie, amiamo i riti del bon ton davanti alle telecamere (che coprono spesso furiosi scontri avvenuti off the records). Zelensky, Trump e Vance hanno tutti e tre il merito di aver frantumato lo schema usuale proponendo in diretta dallo Studio Ovale della Casa [&#8230;]]]></description>
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<div>      <b>di Mario Adinolfi </b></p>
<p>      Non siamo abituati alla verità, alla rottura delle antiche      ipocrisie, amiamo i riti del bon ton davanti alle telecamere (che      coprono spesso furiosi scontri avvenuti off the records). Zelensky,      Trump e Vance hanno tutti e tre il merito di aver frantumato lo      schema usuale proponendo in diretta dallo Studio Ovale della Casa      Bianca a Washington lo scontro inevitabile oltre che già noto tra i      loro conflittuali interessi. Zelensky sa che la pace sarà la sua      fine, quindi deve prolungare la guerra e solo il sostegno      occidentale può dargli ciò a cui punta: sa in partenza che Trump non      collaborerà al suo disegno e allora mira a evidenziare la distanza      sperando di provocare una frattura definitiva tra Usa e Ue,      tenendosi gli europei come alleati nella guerra alla Russia. Trump è      giocatore più scaltro di lui e, fiutata l’aria, va con Vance allo      showdown: dice a miliardi di telespettatori (e centinaia di milioni      di americani) che Zelensky è uno che “gambla” con le vite dei suoi      connazionali, un pericolo per la pace globale e rischia di innescare      una terza guerra mondiale, ma non gli sarà consentito perché il      presidente ucraino è in realtà in bluff e si è presentato appunto      allo showdown decisivo senza “carte da giocare”. I protagonisti di      questo epico scontro nello Studio Ovale si sono semplicemente detti      fuori dai denti tutto quello che pensavano, con un carico di verità      di cui sono grato e per niente scandalizzato.</p>
<p>      Mi ha scandalizzato piuttosto scoprire in un articolo di Repubblica      (poi fatto sparire sia dall’home page del sito che dall’edizione      cartacea del giornale) che Zelensky da lunedì 3 marzo 2025 ha      vietato per decreto qualsiasi viaggio all’estero per i maschi      ucraini tra i 18 e i 60 anni. La norma sarebbe in vigore in realtà      dall’inizio della guerra, ma venivano concesse deroghe in      particolare a giornalisti, artisti e sportivi. Piccolo particolare,      uscivano e non rientravano più in Ucraina, per paura di essere      spediti al fronte. E allora dal 3 marzo 2025 nessuno potrà più      uscire dal Paese. Leggo dall’articolo di Repubblica: “L’elenco di      coloro che hanno lasciato scadere la data entro la quale sarebbero      dovuti obbligatoriamente rientrare è diventato così lungo da      imbarazzare il governo, che per rimpiazzare i caduti e i feriti al      fronte è costretto a ricorrere a misure brutali acciuffando in mezzo      alla strada e spedendo a combattere anche coloro che di imbracciare      un fucile non avrebbero nessuna intenzione. La proteste per la      mobilitazione forzata sono roventi da molti mesi”. </p>
<p>      L’articolo di Repubblica, non a caso rimosso, racconta il vero      sentimento che attraversa il popolo ucraino: nessuno vuole più      morire per Zelensky, manco tra i suoi compatrioti. Trump non vuole      più pagare per una guerra che non dà vantaggi a nessuno, se non a      Zelensky, che detesta da sempre e qui è Vance a dire ad alta voce la      verità: “A ottobre sei venuto a fare campagna elettorale per Kamala      Harris”. Zelensky ha sempre saputo che la vittoria di Trump avrebbe      interrotto il suo disegno e per anni ha fatto di tutto per      dipingerlo come servo di Putin, agevolando il Russiagate. Trump non      dimentica e gli ha presentato il conto. </p>
<p>      Ernesto Galli della Loggia, con la strepitosa puzza sotto al naso      dell’intellò all’italiana che votava comunista negli Anni Settanta e      mezzo secolo dopo capeggia i “signora mia” della ricca borghesia      milanocentrica, sul Corriere della Sera verga un editoriale di prima      pagina intitolato: Una scena orribile. Caro Galli della Loggia con      l’inevitabile “d” minuscola, la verità non è mai orribile. Può      essere sorprendente per chi non vi è avvezzo, lo ammetto. Può essere      persino scioccante per chi non ha ben chiari i contorni di una      vicenda. Ma la verità non è orribile, è salvifica. </p>
<p>      Ora le carte sono tutte sul tavolo. Zelensky ha ottenuto il suo      bravo status di “maltrattato” da Trump e ha incassato l’immediato      comunicato di sostegno da Ursula Von der Leyen e dai vertici      europei, con toni aulici: “Sia forte, sia coraggioso, sia impavido.      Non è mai solo, caro presidente Zelensky”. Attenti, sono parole      diametralmente opposte a quelle pronunciate da Trump, ma qui si      dimostra quanto la retorica copra l’ipocrisia. E, al dunque, a      Zelensky del sostegno di una debolissima e divisa Ue resteranno solo      le chiacchiere. Nel frattempo ci sorbiremo la manifestazione      convocata da Michele Serra comodamente steso sulla sua amaca, che da      “una piazza per l’Europa” diventerà “una piazza per Zelensky”. Primi      ad aderire: Calenda e Renzi. Niente, fa già ridere così, nulla da      aggiungere a quanto vi ho già raccontato su questa mobilitazione      farlocca. </p>
<p>      Massimo Giannini in prima pagina su Repubblica usa toni apocalittici      contro un Trump che avrebbe “gettato la maschera” dimostrandosi      fautore di una “dottrina imperiale” che certifica la fine del ruolo      dell’America buona e democratica. Titolo dell’editoriale: l’America      non c’è più. Un testo che è la fotografia perfetta delle      contraddizioni di questa sinistra salottiera, che amava la Casa      Bianca di Biden che finanziava con centinaia di miliardi di dollari      in armi insieme all’Europa una guerra contro la Russia che non si      poteva mai vincere e ha causato morte infinita e distruzione.      Giannini però detesta il Trump che dice la verità in faccia a      Zelensky e che cioè senza i soldi americani la guerra sarebbe durata      due settimane, quindi ora i soldi per far morire ancora al fronte i      ragazzi ucraini e russi, per rischiare la terza guerra mondiale, non      ci sono più. Io, all’opposto di Giannini e dei suoi fans che si      facevano la guerra tra loro pure nella nota chat, ho trovato questo      annuncio certamente esplicito e forte, ma carico di bellezza oltre      che di speranza, perché aveva lo splendido sapore della verità,      sgradevole solo per chi è sprovveduto o in cattiva fede. </p>
<p>      Zelensky esce apparentemente rafforzato dal suo status di vittima      della strigliata trumpiana, in realtà sa di aver imboccato il viale      del tramonto: disistimato in patria e senza più “carte da giocare”      fuori da Kiev. Il popolo ucraino che lui non vuole più far      espatriare è diminuito di un terzo negli ultimi tre anni, al fronte      disertano a migliaia, il decreto che entra in vigore lunedì è sale      sulle ferite e causerà altre ondate di dissenso, ovviamente non      raccontate dai media internazionali mentre quelli locali sono stati      silenziati dalla sua censura di Stato, che consente in Ucraina la      trasmissione di notizie solo da emittenti direttamente controllate      dal governo, ovviamente dopo aver cancellato tutti i partiti di      opposizione e arrestato i leader. Davvero in questo quadro Zelensky      è il campione della democrazia mentre il neoeletto Trump che sta      facendo esattamente quello che ha promesso ai suoi cittadini in      campagna elettorale è invece il fautore di una “dottrina imperiale”?</p>
<p>      La verità emersa dallo Studio Ovale ci racconta anche il futuro. Nel      corso del 2025 la guerra finirà, tornerà la pace in Europa, Zelensky      concluderà la sua carriera politica. L’Ucraina eleggerà finalmente      un nuovo presidente legittimato e sarà probabilmente il generale      Valery Zaluzhny, improvvisamente destituito l’anno scorso da      Zelensky dal ruolo di capo delle forze armate, probabilmente perché      ne soffriva la popolarità. Trump ha già fatto il nome di Zaluzhny      sottolineando quanto sia amatissimo dagli ucraini, a differenza di      Zelensky. E l’amore se l’è conquistato sul campo di battaglia, non      da comico improvvisatosi politico, anche per questo sarebbe il      presidente ideale per sancire gli accordi con i russi che ha      combattuto. </p>
<p>      Resterà da valutare a questo punto il ruolo svolto da Trump per il      raggiungimento della pace e se questa sarà una “pace giusta”. Io      credo che quanto abbiamo visto allo Studio Ovale avvicini Trump al      premio Nobel per la pace, proprio per il carico di irritualità su      cui si è mossa la verità. E io non so valutare quali siano      perfettamente i contorni di una “pace giusta”, ma so per certo che      questa guerra entrata nel suo quarto anno è sommamente ingiusta e      ormai insopportabile soprattutto per il popolo ucraino, che Zelensky      può tenere in patria e costringere ad andare al fronte solo con      decreti dittatoriali come quello che entrerà in vigore lunedì, per      la propria salvezza personale e non per quella dei suoi      concittadini. Trump ha fatto bene a dirglielo senza ipocrisie, ha      interpretato i sentimenti popolari diffusi certamente nella      stragrande maggioranza degli americani che rappresenta e che per      questo lo hanno democraticamente votato, oltre che tra molti di noi      che hanno definito fin dal febbraio 2022 questo conflitto una      “inutile strage”.      </p>
<p>      </p>
</p></div>
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