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	<title>#meloni #washington #trump #gender #guerra #dazi &#8211; PdF Piemonte</title>
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	<description>Il Popolo della Famiglia - Regione Piemonte</description>
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		<title>IL SUCCESSO DEL VERTICE MELONI-TRUMP</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 12:39:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di M. Adinolfi A Repubblica hanno vissuto travasi di bile a profusione, sintetizzati nella (brillante) vignetta di Ellekappa in cui Trump abbraccia la Meloni e la definisce “il mio parassita preferito”. Travasi di bile perché il vertice bilaterale alla Casa Bianca è stato senza dubbio un successo. C’era una condizione di subalternità? È ovvio. Ma [&#8230;]]]></description>
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<p><b>di M. Adinolfi</b>      </p>
<p>A Repubblica hanno vissuto travasi di bile a profusione,        sintetizzati nella (brillante) vignetta di Ellekappa in cui Trump        abbraccia la Meloni e la definisce “il mio parassita preferito”.        Travasi di bile perché il vertice bilaterale alla Casa Bianca è        stato senza dubbio un successo. C’era una condizione di        subalternità? È ovvio. Ma Giorgia Meloni è stata accondiscendente        senza finire a baciargli il culo, ci ha messo un po’ di femminile        malizia in cui anche i passaggi di apparente adulazione (“lasciami        promuovere il mio Paese, sei un businessman e mi capirai”) erano        manovrati per ottenere attenzione su se stessa, non facile in        quello Studio Ovale dove Zelensky in analoga posa era finito in        due minuti al tappeto. La premier italiana incassa una centralità        di Roma per il negoziato con l’Europa su dazi e non solo, propone        la sua idea di Occidente rafforzato e liberato dalla follia della        cultura woke e della cancel culture (ottimo il passaggio su        Cristoforo Colombo), anche personalmente diventa figura di        garanzia spendibile nel dialogo con i nuovi Stati Uniti e credo        che ciò si noterà ancora di più oggi dopo l’incontro a Palazzo        Chigi con il vicepresidente Vance. I due quarantenni più rilevanti        del pianeta. Non è poco per la ragazza della Garbatella.</p>
</p></div>
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		<title>TRE COSE CHE CHIEDEREI A TRUMP FOSSI MELONI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 06:02:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#meloni #washington #trump #gender #guerra #dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Giorgia Meloni incontrerà oggi Donald Trump alla Casa Bianca ed è il primo leader occidentale ad essere ricevuto a Washington dopo la tempesta scatenata il 2 aprile con l’annuncio dei nuovi dazi americani. Questo è un indubbio successo della nostra diplomazia e accresce lo status internazionale della Meloni stessa. Leggo su tutti [&#8230;]]]></description>
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<div>
<p><b>di Mario Adinolfi</b></p>
<p>      Giorgia Meloni incontrerà oggi Donald Trump alla Casa Bianca ed è il      primo leader occidentale ad essere ricevuto a Washington dopo la      tempesta scatenata il 2 aprile con l’annuncio dei nuovi dazi      americani. Questo è un indubbio successo della nostra diplomazia e      accresce lo status internazionale della Meloni stessa. Leggo su      tutti i giornali che il ruolo che la nostra premier dovrebbe      svolgere è quello di una sorta di ambasciatrice Ue per favorire un      vertice tra Trump e Ursula Von der Leyen. Mi auguro davvero che la      Meloni non sprechi la sua occasione così. C’è chi non vuole capire      che la relazione tra Usa e Ue come l’abbiamo vissuta negli ultimi      anni è finita, frantumata dal ciclone Trump. Di più: di fatto l’Ue      come entità unitaria, semmai fosse esistita, non esiste più. Nessuno      crede che la politica estera comune la possa dettare Kaja Kallas con      le sue deliranti interviste russofobiche, la Kallas è espressione di      un piccolo paese baltico che ha meno abitanti delle Marche. Porta      nelle sue interviste le paure ataviche di una estone, non le      esigenze continentali. Ecco, Giorgia Meloni alla Casa Bianca faccia      vedere di che pasta è fatta un’italiana “donna, madre e cristiana”.      E chieda a Trump tre semplici cose, che Trump può dare.<br />      La prima è un maggiore impegno per chiudere la guerra in Ucraina,      esercitando una pressione esplicita su Putin che arrivi ad una sorta      di ultimatum per ottenere un reale cessare il fuoco. Non sono tra      coloro che scioccamente rimproveravano a Trump di non aver fermato      la guerra “in un giorno” come aveva promesso in campagna elettorale.      Ovviamente le questioni sono complesse. Ma fossi Giorgia Meloni      uscirei in conferenza stampa alla Casa Bianca dicendo di aver messo      a disposizione l’Italia e la stessa città di Roma come luogo dove      aprire un tavolo di mediazione permanente, potendo contare su un      impegno concreto per la pace manifestato sempre dal Vaticano e da      Papa Francesco personalmente. <br />      La seconda cosa da chiedere a Trump è un trattamento di favore, un      intervento speciale a favore dell’agroalimentare italiano. Gli      americani adorano il nostro cibo e non meritano di pagarlo il 20% in      più, anche perché in loco già costa caro. L’azzeramento dei dazi su      pomodoro, olio, pasta, vino e parmigiano potrebbe essere persino      negli interessi di Trump stesso e inoltre l’impatto sui conti      sarebbe modesto: l’intero comparto agroalimentare italiano ha un      export che vale 8 miliardi di dollari, i dazi al 20%      rappresenterebbero un gettito di 1.6 miliardi a cui Trump può      agevolmente rinunciare. La Meloni incasserebbe una vittoria      operativa di straordinaria perché simbolica importanza, da      sbandierare al ritorno a Roma. <br />      La terza cosa che chiederei a Trump se fossi Meloni è il coraggio      per compiere gli interventi concreti contro l’ideologia gender che      hanno caratterizzato questa amministrazione e purtroppo non hanno      caratterizzato tre anni di governo italiano. Se la conferenza stampa      finale si dovesse tenere nello studio ovale, direi platealmente alle      telecamere che noi il 5% del Pil sugli armamenti non potremo mai      permettercelo e manco il 2%, quindi a quegli ordini non obbediremo      compensando però con l’acquisto di gas liquido americano e favorendo      anche l’acquisto di armi americane dai partners europei. Sulle armi      non ci allineeremo dunque alle richieste Usa, lo faremo invece nello      smantellamento dell’ideologia gender omaggiando Trump per aver      tracciato una strada che seguiremo. Il ministro dello Sport che      nessuno conosce ma si chiama Abodi impedirà per decreto che nelle      nazionali femminili possano esserci atleti nati maschi; il ministro      della Salute che si chiama Schillaci fermerà ogni intervento sui      minori con i bloccanti della pubertà che preparano alla transizione      sessuale; il ministro dell’Istruzione che si chiama Valditara      cancellerà le carriere alias nelle scuole; il ministro Crosetto      vieterà l’arruolamento di militari trans perché soggetti a pesanti e      continue assunzioni di farmaci, incompatibili con la stabilità      emotiva richiesta al soldato. Fossi la Meloni, nello studio ovale      renderei omaggio a Trump per il coraggio dimostrato su questo      terreno e gli chiederei la forza per imitarlo. Trump è un vanitoso,      apprezzerà l’elogio e questo lo renderà incline ad accettare i      nostri no sul comparto difesa, tanto la capacità militare è e      resterà sempre poca cosa. <br />      Dopo aver visto Trump la Meloni si incontrerà a Washington anche con      il segretario al Commercio, Howard Lutnick. A lui porrei la      questione dell’inutile escalation della guerra commerciale alla      Cina, proponendo l’Italia come nazione disponibile a favorire un      dialogo proficuo al posto di uno scontro permanente al calor bianco.      Infine quando venerdì la premier sarà rientrata in Italia vedrà a      Palazzo Chigi il vicepresidente Jd Vance e all’appuntamento farei      venire anche il ministro alla Natalità, Eugenia Roccella, che ha      battuto per tre anni consecutivi il record negativo di nascite.      Vance potrà spiegare a entrambe come se si limita l’aborto fino      quasi a cancellarlo, come hanno fatto 21 Stati americani, si      ottengono maggiori nascite (per la precisione sessantamila in un      anno in quei 21 Stati). Vance resterà in Italia per tutte le vacanze      di Pasqua e suggerisco di ascoltarlo bene, anche sul tema della      libertà d’espressione da tutelare in Europa, assai compressa in      particolare per i cattolici antiabortisti e impegnati nella lotta      all’espansione dell’ideologia woke e gender.       </p>
<p>Da questa amministrazione americana c’è molto da prendere e a        schiena dritta su ciò che non ci conviene possiamo anche dire i        nostri no, non siamo vassalli ridotti all’obbedienza e non si va a        Washington a baciare le chiappe a nessuno. Allo stesso tempo credo        sia utile riconoscere l’importanza del ciclone Trump, dargliene        serenamente atto per costruire un rapporto di reciproca fiducia        che poi potrà servire anche a questa malandata Europa di cui non        conviene farsi ambasciatori. La Meloni rappresenti gli interessi        dell’Italia e chieda ciò di cui ha bisogno l’Italia. Quelli di        oggi alla Casa Bianca saranno solo i primi minuti di una        lunghissima e fondamentale partita. Vediamo di iniziare bene.</p>
<p>      </p>
<p>    </div>
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