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	<title>#generi #maschio #femmina #lgbt #queer #Ungheria &#8211; PdF Piemonte</title>
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	<description>Il Popolo della Famiglia - Regione Piemonte</description>
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		<title>ESISTONO SOLO 2 GENERI, DOV’È LO SCANDALO?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Su tutte le prime pagine dei quotidiani di oggi si grida allarmati per la “svolta” anti-Lgbt dell’Ungheria. Particolarmente accorato l’articolo di Tonia Mastrobuoni su Repubblica che ci informa: “Il Parlamento ungherese approva un emendamento alla Costituzione che restringe le libertà civili e i diritti umani. La norma riconosce soltanto due generi: l’uomo [&#8230;]]]></description>
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<p>      </p>
<p><b>di Mario Adinolfi </b>      </p>
<p>Su tutte le prime pagine dei quotidiani di oggi si grida        allarmati per la “svolta” anti-Lgbt dell’Ungheria. Particolarmente        accorato l’articolo di Tonia Mastrobuoni su Repubblica che ci        informa: “Il Parlamento ungherese approva un emendamento alla        Costituzione che restringe le libertà civili e i diritti umani. La        norma riconosce soltanto due generi: l’uomo e la donna”. Cara        Tonia, ne esistono forse altri? Per inciso la norma ungherese è        identica a quella italiana e di altri 190 ordinamenti nazionali        nel mondo. Solo in 16 viene riconosciuto il “terzo genere” neutro        o non binario. Che però non esiste in natura, è un artificio        giuridico che inseguiva una moda, un tempo ormai concluso, quello        inginocchiato ai dogmi Lgbt.<br />        In Italia, come nel resto del mondo, esistono senza dubbio delle        persone transessuali, maschi che diventano femmine e viceversa.        Una volta ottenuta una sentenza che riconosce la modifica di        genere avranno documenti armonizzati con il sesso d’elezione, ma        alla fine dei giochi sempre una M o una F sul passaporto ci si        ritrova. Perché i generi sono solo due. <br />        Al tempo dei diktat lgbt questa affermazione veniva contestata,        Mark Zuckerberg qui su Facebook ci costringeva a scegliere tra 78        generi e ogni azienda pareva obbligata a seguire le direttive del        dipartimento “diversità e inclusione” così i moduli di        registrazione ad un qualsiasi servizio aprivano un menu di opzioni        ulteriori rispetto a maschio o femmina. Questa sbornia collettiva        imposta dall’ideologia gender sta finalmente svanendo ovunque. Non        si nega e nessuno nessun diritto, ma si nega l’avvelenamento dei        pozzi della verità: siamo tutti o maschi o femmine. <br />        L’ideologia gender pretendeva di normare come elemento identitario        qualcosa che non può che essere mutevole, cioè il proprio tipo di        attività sessuale. Pensate alla ridicolaggine degli acronimi che        vanno aggiunti al più noto Lgbt (lesbica, gay, bisessuale,        transessuale) che già di per sé sono una folle e un po’ fascista        attività etichettatrice dei propri gusti sessuali. Ora pare che        per essere politicamente corretti si debba scrivere Lgbtiqa+ con        la i che sta per “intersessuale”, q come “queer”, a come        “asessuale” e il segno + sta a significare che esistono infiniti        altri orientamenti sessuali. Che sono, per l’appunto, orientamenti        sessuali mutevoli (da vecchi diventiamo tutti asessuali, alcuni        pure prima) di cui lo Stato non deve impicciarsi trasformandoli in        dati identitari da comunicare nei moduli per il passaporto. Allo        Stato deve bastare e avanzare sapere se siamo maschi o femmine,        perché i generi sono due e non di più, corrispondono al momento in        cui nasciamo in cui si grida “è maschio” o “è femmina” e        null’altro perché la natura questo determina. <br />        Scandalizzarsi perché in Ungheria è stata scritta una norma che è        identica all’ordinamento italiano, che come altri 190 ordinamenti        giuridici nazionali riconoscono solo due generi, è folle. I        giornali provano a manipolarvi e a dire, come fa Tonia Mastrobuoni        su Repubblica, che in questo modo si limitano le libertà civili.        Non fatevi fregare, in questo modo si limita solo uno Stato        impiccione che non deve pretendere informazioni sulle nostre        predilezioni sessuali o asessuali, gli basti certificare se siamo        maschi o femmine. <br />        Lo scandalo nasce ovviamente perché il leader ungherese Orbán è        nella “lista dei cattivi” con Trump e Putin perché non permette la        propaganda lgbt per tutelare i minori. Nel simbolo del Popolo        della Famiglia dieci anni fa scrivemmo “no gender nelle scuole” e        ci fu chi disse che per via di quella scritta doveva esserci        impedito di presentarci alle elezioni. Invece avevamo        semplicemente visto lungo. La propaganda lgbt mira dritto sui        minori (vedasi il mio scontro con Luxuria in tv una settimana fa a        Raidue sul tema delle iniezioni di triptorelina ai dodicenni)        perché vuole costruire generazioni indottrinate secondo i dogmi        arcobaleno. Chi vince le elezioni su una piattaforma di        opposizione a quel ciarpame ideologico, ha poi tutto il diritto di        operare secondo ciò che ha proposto. Noi del PdF le elezioni non        le abbiamo (ancora) vinte, ma Trump e Orbán e pure Putin sì: hanno        il diritto di applicare i programmi per cui sono stati        democraticamente eletti. Dov’è lo scandalo? Il Gay Pride a        Budapest non sfilerà, non mi sembra una gran perdita. Chi oggi si        straccia le vesti sono coloro che con il ddl Zan volevano mandarmi        in galera con sei anni di carcere per le idee che qui ho espresso,        affermando che possono essere lette come “istigazione all’odio        omofobico e transfobico”. E invece sono tutt’altro: semplice        ristabilimento della verità, dopo anni di sbornia ideologica        gender da cui forse finalmente ci stiamo riprendendo.      </p>
<p>      </p>
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