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	<title>Craxi &#8211; PdF Piemonte</title>
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	<title>Craxi &#8211; PdF Piemonte</title>
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		<title>SU CRAXI E CIÒ CHE FU SPAZZATO VIA</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Craxi, Leone, Moro, Cossiga, Andreotti e Berlusconi hanno un filo rosso che li unisce: sono stati tutti presidenti del Consiglio, un paio anche presidenti della Repubblica, leali verso il quadro delle alleanze atlantiste ma preoccupati di salvaguardare una forte autonomia dell’Italia, un ruolo del Paese nel mondo non prono a interessi terzi. [&#8230;]]]></description>
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<p>          <b>di Mario Adinolfi</b><br />          Craxi, Leone, Moro, Cossiga, Andreotti e Berlusconi hanno un          filo rosso che li unisce: sono stati tutti presidenti del          Consiglio, un paio anche presidenti della Repubblica, leali          verso il quadro delle alleanze atlantiste ma preoccupati di          salvaguardare una forte autonomia dell’Italia, un ruolo del          Paese nel mondo non prono a interessi terzi. Craxi, con          Martinazzoli guardasigilli che controfirmava gli atti del          governo, fu il protagonista della crisi di Sigonella con i          carabinieri italiani che nel 1985 circondano i marines americani          che pretendevano di agire sul nostro territorio per fermare un          terrorista palestinese. Insomma, una dignità diversa rispetto a          chi si fa prima baciare in testa da Biden, poi arresta un          iraniano per volere degli americani, infine vola a chiedere il          permesso di rilasciarlo al nuovo inquilino della Casa Bianca per          cedere a un ricatto di Teheran. <br />          Nulla mi toglie dalla testa che Craxi, Leone, Moro, Cossiga,          Andreotti, Martinazzoli e Berlusconi abbiano tutti pagato con          persecuzioni di varia natura la loro autonomia e che il Partito          comunista italiano, con la sua mano destra mediatica e con la          mano sinistra giudiziaria, sia stato lo strumento con cui          rendere fatali tali persecuzioni, dal punto politico e talvolta          anche fisico. Il Pci-Pds è stato paradossalmente un fattore          particolarmente ligio ad obbedire agli interessi sovranazionali,          non a caso il D’Alema primo e unico comunista arrivato a Palazzo          Chigi come atto di fedeltà dopo l’insediamento alla presidenza          del Consiglio concede agli americani le basi in Italia e lo          spazio aereo per andare a bombardare Belgrado. Altro che Craxi e          Sigonella. <br />          Tra il 1978 e il 1994 l’autonomia dell’Italia è stata travolta e          la sua classe dirigente migliore fisicamente abbattuta da un          Pci-Pds i cui uomini furono invece salvaguardati perché capaci          di obbedienza oltre che di odio verso l’avversario. D’Alema          voleva vedere “Berlusconi andare al parco a chiedere          l’elemosina”, alla fine al parco c’è andato lui, ma dal 1994          avviò una stagione di persecuzione mediatico-giudiziaria che          arrivò fino all’espulsione del leader di Forza Italia dal Senato          dopo una condanna. Anche Craxi fu condannato: a 5 anni e 4 mesi          per corruzione, a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito.          Come ebbe a dire in un notissimo discorso parlamentare          immediatamente precedente alle monetine del Raphael, il          finanziamento illecito riguardava tutti i partiti ma i comunisti          ne uscirono giudiziariamente e politicamente illesi. Il 2 giugno          1992, a Cossiga appena abbattuto, Andreotti sotto processo per          mafia e Craxi già ferito da Tangentopoli che non poté andare a          Palazzo Chigi nonostante la vittoria alle elezioni di aprile,          sul panfilo Britannia un gruppo di importantissimi finanzieri e          banchieri si incontrarono con i vertici di Bankitalia e del          Tesoro, Ciampi e Draghi, per stabilire la privatizzazione delle          principali aziende pubbliche del Paese. <br />          L’anniversario della morte di Bettino Craxi, avvenuta il 19          gennaio 2000 in Tunisia ad Hammamet, ci consente di aprire una          pagina di riflessione storica: come ha fatto il Partito          comunista italiano a spazzare via, grazie alla complicità della          tenaglia mediatico-giudiziaria, tutti i suoi avversari politici          anche quando erano giganteschi statisti senza mai vincere le          elezioni? Craxi era letteralmente odiato dal Pci, fu il primo a          essere definito emulo del fascismo, Forattini su Repubblica lo          disegnava in camicia nera, D’Alema che era presidente del          Consiglio prima che morisse impedì che potesse rientrare in          Italia a curarsi. L’odio era politico ma nei comunisti e post          comunisti finiva per avere ricadute personali: furono loro con          la strategia della fermezza a impedire nel 1978 ogni trattativa          che potesse salvare la vita di Aldo Moro, che proprio Craxi          invece voleva aprire. Sempre loro a costringere il presidente          della Repubblica, Giovanni Leone, a dimettersi poco dopo per uno          scandalo in cui era totalmente innocente dopo una campagna          mediatica lanciata da Camilla Cederna sull’Espresso. E fu il Pci          appena trasformatosi in Pds a lanciare l’impeachment contro          Francesco Cossiga, anche lui costretto alle dimissioni dal          Quirinale. L’odio comunista poi verso Giulio Andreotti e Silvio          Berlusconi subito dopo si fece azione giudiziaria con una serie          infinita di processi avviata nel biennio 1992-94 con          Tangentopoli che abbatté un’intera classe dirigente e costrinse          Craxi a lasciare definitivamente l’Italia. <br />          In quel momento nel settore pubblico che valeva il 25% del Pil          del Paese era impiegato il 16% della forza lavoro italiana, con          salari di livello europeo, mentre il debito pubblico ammontava a          795 miliardi di euro (oggi è il quadruplo, nel sistema pubblico          ci lavora il 5% della forza lavoro e i salari sono i più bassi          d’Europa). Nel 1993 Ciampi diventa presidente del Consiglio e          privatizza il gruppo Sme. Alemagna, Motta e Surgela se li prende          la Nestlé. Dal 1996 con i governi Prodi e D’Alema fu smembrata e          venduta l’Iri, mentre i “capitani coraggiosi” si prendevano la          Telecom. Poi le Autostrade furono date ai Benetton.          Contemporaneamente si avviava la dismissione delle quote          pubbliche nelle banche, Enel, Eni, Alitalia. Con le svendite il          debito pubblico è stato risanato? No, è quadruplicato. Sono solo          stati abbattuti i salari, mentre le tariffe dei servizi sono          aumentate a dismisura. <br />          Craxi fu il più lucido a individuare fin da subito il disegno          che collegava lo smantellamento della classe dirigente italiana          della prima Repubblica con la svendita del Paese e gli interessi          sovranazionali retrostanti. Cossiga definiva così Draghi quando          nel 2008 pareva potesse andare a Palazzo Chigi: “Un vile          affarista, liquidatore dell’industria pubblica italiana dopo la          famosa crociera sul Britannia”. La “falsa rivoluzione italiana”          di cui ha sempre parlato Craxi da Hammamet ha devastato la          migliore classe dirigente del Paese svendendolo agli interessi          stranieri di pochissimi (Soros tra costoro, altro che Musk) che          in cambio hanno sostenuto e blindato l’area politica che          consentiva tutto questo, quella comunista a post comunista,          incapace di vincere le elezioni ma sempre al potere. Almeno fino          ad oggi. Se è vero che il vento sta cambiando ormai in tutto il          mondo, è tempo di avviare una precisa fase di studio storico di          quanto accaduto tra il 1978 e il 1994, affinché l’Italia possa          riprendersi finalmente il ruolo autonomo che le spetta.</p>
<p>          <a class="moz-txt-link-freetext" href="https://www.youtube.com/watch?v=gsXIm5NeC50">https://www.youtube.com/watch?v=gsXIm5NeC50</a></p>
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