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	<title>Adinolfi &#8211; PdF Piemonte</title>
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	<description>Il Popolo della Famiglia - Regione Piemonte</description>
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	<title>Adinolfi &#8211; PdF Piemonte</title>
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		<title>FABRIZIO CORONA E IL FALÒ DELLE VANITÀ</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Attenti a trincerarvi nell’atteggiamento snob “io non seguo Sanremo, a me non interessano i Ferragnez, a me fa schifo Fabrizio Corona” perché potrebbe sfuggirvi un cambiamento d’epoca nell’informazione e, come ogni cambiamento, non necessariamente in meglio. Il Corriere della Sera oggi dedica una pagina intera alle vicende di Fedez e Chiara Ferragni, [&#8230;]]]></description>
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<p>      </p>
<p>      <b>di Mario Adinolfi </b><br />      Attenti a trincerarvi nell’atteggiamento snob “io non seguo Sanremo,      a me non interessano i Ferragnez, a me fa schifo Fabrizio Corona”      perché potrebbe sfuggirvi un cambiamento d’epoca nell’informazione      e, come ogni cambiamento, non necessariamente in meglio. Il Corriere      della Sera oggi dedica una pagina intera alle vicende di Fedez e      Chiara Ferragni, senza citare il programma di Corona che sta      svelando tutti i dettagli della più seguita storia sentimentale      italiana del XXI secolo che non a caso è diventata anche vicenda di      costume con risvolti giudiziari, artistici, persino morali. Il      programma si chiama Falsissimo ed è di una potenza impressionante.      Innestate tutto questo nel festival di Sanremo che inizia tra due      settimane e monopolizzerà l’attenzione del Paese perché tutti      attenderanno l’incontro al dopofestival tra Fedez e la sua hater per      eccellenza, Selvaggia Lucarelli, e capirete perché per quindici      giorni l’Italia non parlerà d’altro. <br />      La vicenda in sé mi interessa poco, se non per un risvolto poco      sottolineato (Fedez per “l’altra”, Angelica Montini dice di aver      tentato il suicidio con tanto di lettera d’addio ai figli che Corona      fa vedere ma non leggere), ma è una bomba molotov scagliata sul      sistema dell’informazione italiana. Il Corriere della Sera può pure      copiare tutte le info tratte da Falsissimo (il programma di Corona      che persino nelle grafiche evoca il Verissimo della Toffanin      ribaltando il senso stesso di questo superlativo assoluto) senza      citarlo mai. Ma di fatto ballerà per settimane alla musica che sarà      messa da lui: i cinque minuti di telefonata tra Angelica Montini e      Fedez registrati e messi in onda da Corona che demoliscono il      matrimonio più seguito in Italia del XXI secolo (cento milioni di      spettatori sui social il giorno del fatidico sì) rappresentano una      nuova frontiera del racconto giornalistico popolare. <br />      Non sottovalutate Corona: ha già messo il suo zampino nella      narrazione che riguarda lo sport (vicenda calcioscommesse e ultras),      la giustizia e persino la politica visto il recente contatto del suo      avvocato con Ignazio Larussa, con la seconda carica dello Stato che      avrebbe chiesto di non mandare in onda la puntata di Falsissimo su      Angelica Montini, amica di uno dei figli. Corona sta demolendo i      santuari dell’informazione e del costume italiani, sta dicendo che      tutto quel che vediamo e leggiamo è falso, anzi Falsissimo. Sarà      difficile ora vedere una puntata della trasmissione della Toffanin,      programma di punta di Canale 5, senza sghignazzare o non pensare a      come Corona svela tutti gli altarini del circo mediatico, Selvaggia      Lucarelli inclusa. Al bar oggi si parlerà dei contenuti immessi nel      sistema della comunicazione da Corona e vedremo Sanremo con il suo      cinismo in controluce (povero Cattelan, sarà dura essere ridotto a      comparsa proprio dalla Lucarelli che in teoria sarebbe sua ospite).      E quando i contenuti arrivano al bar, non puoi sottovalutarne il      veicolo e Corona è quel veicolo. <br />      Si tratta di un veicolo cinico, orientato al denaro, sostanzialmente      pericoloso e per questo scrivo un articolo così: estote parati,      siate pronti perché per due settimane almeno la comunicazione      italiana vivrà una torsione interessante e credo epocale, i più      ignoreranno il caso Almasri o la proposta Franceschini sull’assetto      elettorale del centrosinistra, ma non potranno ignorare le bombe      molotov di Corona su un sistema dell’informazione italiana che è,      davvero, Falsissimo. In tv io ho spesso criticato Corona, ma una      nota di merito voglio dargliela: ha sottolineato che Carlo Conti non      ha utilizzato l’evidente destabilizzazione di Fedez sul palco di      Sanremo il 18 dicembre scorso per cavalcare la polemica e creare      attenzione speciosa su quel grave disagio psicologico. Conti è stato      umano, non ha sfruttato il malessere di Fedez a proprio vantaggio,      avrebbe potuto farlo. In un contesto mediatico che avverto come      sempre più infernale e buio, mi sembra una piccola luce di speranza      che indica una via d’uscita: raccontare il vero, fermarsi davanti a      chi sta male, non spacciare il falso come moneta aurea su cui poi      costruire speculazioni a proprio vantaggio.       </p>
<p>So che queste vicende ad alcuni sembrano trashate e questioni        minori ma, lo ripeto, non trinceratevi dietro snobismi perché        siamo davanti a un cambio di scenario importante che non si può        non analizzare. Le storie sentimentali dei Ferragnez sembrano        quasi un pretesto per raccontare l’Italia e infatti in una sola        puntata di Falsissimo spuntano la famiglia Agnelli, quella        Berlusconi, il sindaco Sala, i circoli del potere della sinistra        meneghina, il presidente del Senato, Maria De Filippi e ovviamente        tutto il circo mediatico del Paese. Negli Anni Ottanta lo        scrittore statunitense Tom Wolfe scrisse il Falò delle Vanità che        raccontava la decadenza della società americana, riprendendo il        titolo dall’evento del 7 febbraio 1497 quando Savonarola cacciati        i Medici fece bruciare a Firenze tutti gli “oggetti peccaminosi”        in occasione del martedì grasso. Corona mi sembra il Tom Wolfe dei        nostri tempi, sa evidenziare le vanità in primis la propria. Si        affaccerà mai un moderno Savonarola capace di dar fuoco a tutto        questo? Può accadere solo se ne avrà piena contezza.</p>
<p>      </p>
</p></div>
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		<title>ALMASTRI COME ABEDINI, MELONI PAGA PER TUTTI</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 10:43:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Se per il rimpatrio di Almasri è stato inviato un avviso di garanzia a Giorgia Meloni, Nordio e Mantovano lo stesso deve essere fatto per il rimpatrio di Abedini. Per il generale libico è stato adottato lo stesso identico criterio che ha guidato la scarcerazione dell’ingegnere iraniano, lo segnalai per tempo: si [&#8230;]]]></description>
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<p><b>di Mario Adinolfi </b></p>
<p>Se per il rimpatrio di Almasri è stato inviato un avviso di        garanzia a Giorgia Meloni, Nordio e Mantovano lo stesso deve        essere fatto per il rimpatrio di Abedini. Per il generale libico è        stato adottato lo stesso identico criterio che ha guidato la        scarcerazione dell’ingegnere iraniano, lo segnalai per tempo: si è        ceduto a un ricatto di Teheran per ragioni di Stato, le stesse che        ci hanno fatto ritenere necessario cedere al ricatto di Tripoli.        Chi ha festeggiato la rapidissima liberazione di Cecilia Sala non        può ora mettere sotto accusa il governo per una procedura che        poggia sul medesimo pilastro. </p>
<p>      Almasri è condannato per crimini compiuti dal 2015 nei lager libici      che fermano migranti diretti verso l’Italia (nel carcere di Mitiga      da lui governato i detenuti uccisi sono 34) secondo l’accordo      Italia-Libia voluto dal governo Gentiloni e promosso dal ministro      piddino Minniti nel 2017 proprio per l’efficacia di quei metodi      brutali universalmente noti. Ancora una volta, l’accordo con la      Libia fu preso per ragioni di Stato, rinnovato nel 2020 dal governo      Conte-Zingaretti. Se bisogna incriminare qualcuno per aver fatto      finta di non vedere le qualità criminali di Almasri, beh, la lista è      lunga.       </p>
<p>L’Italia se ne è consapevolmente servita per ragioni di Stato e        per questo Almasri circolava liberamente nel nostro Paese, fino        all’arresto del 19 gennaio, guarda caso avvenuto 11 giorni dopo il        cedimentio al ricatto di Teheran su Cecilia Sala e la relativa        nota di disappunto del Dipartimento di Stato americano negli        ultimi giorni della gestione Biden. L’avviso di garanzia di oggi        alla Meloni fa parte di quella partita e avevo avvertito subito        che le conseguenze della scarcerazione di Abedini non avrebbero        tardato a manifestarsi. Ed eccole qua.</p>
<p>      </p>
<p>      </p>
</p></div>
<div class="postie-attachments"><a href="https://piemonte.ilpopolodellafamiglia.it/?attachment_id=1227"><img decoding="async" src="https://piemonte.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/01/Meloni_indagata.jpg" alt="" width="300px" height="214px" class="alignnone size-medium wp-image-1227" /></a></div>
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		<title>L’ANTISEMITISMO È DI SINISTRA, LA SEGRE LO SA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2025 10:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[giornodellamemoria]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Liliana Segre, ultima superstite ad aver vissuto l’abisso di Auschwitz, ha posto il tema: mai avrebbe immaginato che “l’antisemitismo, che c’è sempre stato, ma era un tabù, oggi si sarebbe fatto così manifesto, sfacciato, vergognoso, disgustoso”. E, bisogna aggiungere: di sinistra. La comunità ebraica di Milano ha disertato, in polemica con l’Associazione [&#8230;]]]></description>
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<div>
<p><b>di Mario Adinolfi </b>      </p>
<p>Liliana Segre, ultima superstite ad aver vissuto l’abisso di        Auschwitz, ha posto il tema: mai avrebbe immaginato che        “l’antisemitismo, che c’è sempre stato, ma era un tabù, oggi si        sarebbe fatto così manifesto, sfacciato, vergognoso, disgustoso”.        E, bisogna aggiungere: di sinistra.</p>
<p>La comunità ebraica di Milano ha disertato, in polemica con        l’Associazione nazionale partigiani (Anpi), l’incontro con gli        studenti per la Giornata della memoria. Il rabbino capo della        comunità di Roma, Riccardo Di Segni, dice che “l’Anpi fa battaglie        che contraddicono i suoi scopi istituzionali” e quello di Trieste,        Alexander Meloni, la dice fuori dai denti: “Oggi l’antisemitismo        più pericoloso e più attivo viene dalle sinistre”. D’altronde la        Brigata ebraica viene sempre contestata alle manifestazioni per il        25 aprile (da anni, non c’entra la guerra a Gaza) e quelli di        Cambiare rotta, organizzazione giovanile comunista nota per aver        messo un fantoccio di Elon Musk a testa in giù a piazzale Loreto,        sono espliciti sostenitori di Hamas e considerano il massacro di        civili israeliani del 7 ottobre “un atto rivoluzionario della        resistenza palestinese che ha messo a nudo la natura dello Stato        sionista”. Insomma antisemitismo travestito da antisionismo, visto        che la stragrande maggioranza dei 15 milioni di ebrei vive o si        riconosce nello Stato di Israele, che Hamas vuole distruggere e        che buona parte della sinistra mondiale ritiene fondato        illegittimamente su una violenza paragonabile a quella nazista (di        qui l’uso della parola “genocidio” tramutata in atto d’accusa per        i governanti israeliani, accusa che Liliana Segre e tutti gli        ebrei trovano insopportabile oltre che ingiusta proprio per        l’assonanza con ciò che subirono da parte dei tedeschi,        oggettivamente oltre che numericamente imparagonabile con quel che        è accaduto a Gaza).</p>
<p>Se ascolti una corrispondenza di Francesca Mannocchi per La7 o        leggi una paginata di Repubblica soprattutto dopo che Maurizio        Molinari è stato cacciato dalla direzione (anche perché sgradito a        parte della redazione proprio perché ebreo e filoisraeliano, con        tanto di scioperi e voti di sfiducia a seguito dell’intervista al        cantante Ghali bloccata perché s’era rifiutato di rispondere a una        domanda sul 7 ottobre) capisci chiaramente cosa pensano a        sinistra: Israele è genocida, il suo premier è un criminale di        guerra che deve marcire per il resto dei suoi giorni in galera,        nella striscia di Gaza dominata da Hamas l’odio per lo Stato        ebraico e desiderarne la distruzione sono sentimenti che oscillano        tra il comprensibile e il condivisibile.</p>
<p>Quando Liliana Segre parla di “antisemitismo sfacciato,        vergognoso, disgustoso” a tutto questo si riferisce. Le destre, in        Italia e nel mondo, non sono antisemite. Tra i tanti rimproveri        che si fanno a Meloni e a Orban, a Trump e a Musk non c’è        l’antisemitismo. L’antisemitismo oggi è di sinistra e basta        frequentare un qualsiasi collettivo studentesco di quelli che        impediscono agli interlocutori ebrei anche solo di mettere piede        all’università per rendersi conto del problema. Io non prendo        posizione a favore di israeliani o palestinesi, ho scritto da        tempo che non credo neanche alla soluzione “due popoli due Stati”        che mi pare francamente irrealizzabile, per me l’unica soluzione        per quel territorio è confederale sul modello svizzero ma non è        questo il luogo per avviare la discussione. <br />        Oggi io credo che fossi nei panni di Liliana Segre sarei veramente        triste, per tutto quello che da ragazza visse ottant’anni fa, nel        vedere una sinistra che formalmente la osanna nelle cerimonie        commemorative ma nel presente in realtà coltiva il germe di un        odio distruttivo. Provo sincera empatia per questa donna che a        tredici anni si trovò a dover sopravvivere ad Auschwitz e oggi        deve vivere sotto scorta perché simbolo odiato del popolo ebraico.        Mi chiedo come possa la sinistra chiedere continuamente abiure a        coloro che considerano eredi attuali del fascismo per i fatti del        1944 e allo stesso tempo essere fiancheggiatrice dell’odio        antisemita esploso nel 2024. Liliana Segre fu deportata il 30        gennaio 1944 a Auschwitz con il padre, poi furono arrestati e        deportati lì anche i nonni, uccisi tutti nelle camere a gas.</p>
<p>Dei 776 under 14 ebrei italiani presenti nei campi dì        concentramento nazisti sopravvissero in 25. Contro una donna        ultranovantenne che ha vissuto tutto questo piovono        quotidianamente minacce e insulti a valanga soprattutto sui        social, qualcuno più noto come Gabriele Rubini in arte Chef Rubio        espressione della sinistra apertamente pro-Hamas è stato pure        denunciato. I magistrati di Roma nel marzo 2024 lo hanno costretto        a rimuovere dai social alcuni suoi messaggi esplicitamente        antisemiti, ma sugli insulti a Liliana Segre un pm milanese        proprio pochi giorni fa ha chiesto l’archiviazione spiegando che        sì le frasi erano “lesive della reputazione” della Segre e con        valenza diffamatoria, ma solo “astrattamente” perché tali parole        devono “contestualizzarsi all&#8217;interno del dibattito social”. Ecco,        davanti a questi giri di parole che di fatto legittimano        l’antisemitismo di sinistra più vigliacco (perché tra compagni si        coprono), io al posto di Liliana Segre avrei presentato le        dimissioni da senatore a vita. Invece stranamente la notizia di        questa strana richiesta d’archiviazione proprio a ridosso della        Giornata della Memoria sui giornali non è proprio arrivata, ne        leggete per la prima volta qui anche se Liliana Segre proprio dopo        questa notizia ha scelto di non partecipare ad alcuni eventi        dichiarandosi “stanca” per gli insulti ricevuti.</p>
<p>Suggerisco di guardare il docufilm intitolato Liliana,        distribuito in 260 sale. Un cinema di Modena che lo ha messo in        programmazione pubblicando la locandina sui social è stato        sommerso dagli insulti contro la Segre definita dai più gentili        “parassita perniciosa”. Primo Levi morì suicida affermando che “la        peste non c’è più, ma l’infezione circola silenziosa”. Neanche        troppo silenziosa, direi, con la sinistra che ne è totalmente        responsabile e dovrebbe tenere meno celebrazioni ipocrite,        ponendosi invece il problema di un’autocritica che sradichi questa        vergogna.</p>
<p>      </p>
<p>      </p>
</p></div>
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		<title>LA LEZIONE CHE DOBBIAMO TRARRE DAL GIORNO DELLA MEMORIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 12:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Adinolfi]]></category>
		<category><![CDATA[giornodellamemoria]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[crimini]]></category>
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					<description><![CDATA[di M. Adinolfi Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrava nel campo di sterminio nazista di Auschwitz. Bisogna essere sempre nettissimi nell’affermare che quella follia genocida fu resa possibile non solo dal volere di Adolf Hitler e dei suoi gerarchi, ma anche da milioni di persone che collaborarono in mille modi allo sterminio anche solo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
<div>
<p><b>di M. Adinolfi</b>      </p>
<p>Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrava nel campo di sterminio        nazista di Auschwitz.</p>
<p>Bisogna essere sempre nettissimi nell’affermare che quella follia        genocida fu resa possibile non solo dal volere di Adolf Hitler e        dei suoi gerarchi, ma anche da milioni di persone che        collaborarono in mille modi allo sterminio anche solo obbedendo a        ordini o facendo scorrere il cupo meccanismo che dalla delazione        al rastrellamento all’azione di guerra e deportazione dai vagoni        piombati arrivava fino alle camere a gas. </p>
<p>Non dobbiamo mai dimenticare che il male assoluto fu perpetrato        da normalissimi esseri umani conformisti rispetto al potere        costituito.</p>
<p>Il conformismo e l’ignavia sono le tentazioni che più dobbiamo        temere, purtroppo insidiano continuamente l’essere umano e lo        rendono capace di ogni abominio senza neanche la lucidità di        riconoscerlo come tale. </p>
<p>Questa è la lezione che dobbiamo trarre dal Giorno della Memoria.</p>
<p>      </p>
<p>      </p>
</p></div>
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		<title>PENSATORI D&#8217;ODIO SENZA PROPOSTE POLITICHE ALTERNATIVE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Adinolfi]]></category>
		<category><![CDATA[sinistraideologica]]></category>
		<category><![CDATA[Musk]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Da 24 ore guardo La7 solo per la soddisfazione di sentire tutti ma proprio tutti i conduttori e gli ospiti buttare fuori veleno carico d’odio: Gruber, Floris, Parenzo, Panella, Orsingher, Sappino e domani vedremo Formigli poi venerdì Zoro, sabato Gramellini. Gianrico Carofiglio ha detto che Trump ha il vocabolario di un bambino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
<div>
<p>      <b>di Mario Adinolfi</b></p>
<p>      Da 24 ore guardo La7 solo per la soddisfazione di sentire tutti ma      proprio tutti i conduttori e gli ospiti buttare fuori veleno carico      d’odio: Gruber, Floris, Parenzo, Panella, Orsingher, Sappino e      domani vedremo Formigli poi venerdì Zoro, sabato Gramellini.      Gianrico Carofiglio ha detto che Trump ha il vocabolario di un      bambino di 9 anni, Musk lo vogliono proprio appendere a testa in giù      e non c’è uno che non sia convinto che sia il signor M del XXI      secolo, Saviano non s’è tenuto e ha profetizzato la sua morte      violenta: “Che Musk sia maledetto, cadrà per mano di coloro che ora      aizza alimentati dalla stessa violenza che pratica”. Segui una      giornata di parole dei pensatori di sinistra e capisci che se      trovassero un tiratore scelto con mira più accurata di quello      ingaggiato a luglio, volentieri lo lascerebbero fare. Vogliono Trump      e i suoi morti, esulterebbero tutti ad un’azione violenta, è la      prova che non hanno idea di come poterlo battere con una proposta      politica alternativa.</p>
<p>    </div>
<div class="postie-attachments"><a href="https://piemonte.ilpopolodellafamiglia.it/?attachment_id=1243"><img decoding="async" src="https://piemonte.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/02/Musk-appeso-in-giu.jpg" alt="" width="300px" height="269px" class="alignnone size-medium wp-image-1243" /></a></div>
</div>
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		<title>LA CATASTROFE DELLA SINISTRA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Adinolfi]]></category>
		<category><![CDATA[sinistraideologica]]></category>
		<category><![CDATA[tracollo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi La catastrofe della sinistra è tutta oggi nella sua crisi identitaria. Per decenni nel Novecento la sinistra ha gestito il presente indicando la prospettiva rivoluzionaria, il “sol dell’avvenire”. Tramontato il sogno comunista nel 1989, uccisa ogni idea collettivista, la sinistra si è fatta progressivamente sempre più individualista. Nel XXI secolo ha scelto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
<div>
<p>      <b>di Mario Adinolfi</b></p>
<p>      La catastrofe della sinistra è tutta oggi nella sua crisi      identitaria. Per decenni nel Novecento la sinistra ha gestito il      presente indicando la prospettiva rivoluzionaria, il “sol      dell’avvenire”. Tramontato il sogno comunista nel 1989, uccisa ogni      idea collettivista, la sinistra si è fatta progressivamente sempre      più individualista. Nel XXI secolo ha scelto l’ideologia dei “nuovi      diritti” abortisti e lgbt come tratto caratterizzante, il      fiancheggiamento di alcune minoranze e in particolare degli      immigrati irregolari. Un mix letale che ha allontanato la sinistra      dai bisogni reali dei ceti popolari medio-bassi, che ovunque nel      mondo si sono trasferiti in massa a votare opzioni opposte,      populiste e nazionaliste. <br />      Senza l’appoggio dei ceti popolari la sinistra non ha senso, diventa      establishment e difesa dei privilegi, roba per garantiti dalla      mangiatoia pubblica più attori, giornalisti, registi e cantanti      tutti obbligatoriamente sfilanti sui carri arcobaleno del Pride.      Davanti all’evidente vitalità delle destre, la sinistra appare      incartapecorita a voler imporre auto elettriche da quarantamila euro      e veganesimo come massima idea di futuro. Arriva Trump e cancella la      parola “genere” per sostituirla nei documenti pubblici con il caro      vecchio “sesso”, la sinistra non sa neanche come replicare. Tutta la      paccottiglia degli ultimi vent’anni, i 58 diversi generi      d’appartenenza tra cui Facebook ci obbligava a scegliere, diventano      improvvisamente persino ridicoli. Le battaglie per i tampax nei      cessi maschili si rivelano per quel che sono sempre state:      inconsistenza allo stato puro. <br />      Auguro alla sinistra di risvegliarsi dal sonno che ha generato i      suoi mostri e di tornare a difendere i veri bisognosi: i ragazzi e      le ragazze che hanno come necessità prevalente non quella di      cambiare sesso, ma di trovare una casa in affitto a prezzi      ragionevoli e un lavoro per cominciare la propria vita; la famiglia,      magari monoreddito, con figli a carico che fatica ad arrivare alla      fine del mese e si sente minacciata da droghe e microcriminalità      spesso collegate al mondo degli immigrati irregolari di cui non si      vuole ammettere (e quindi reprimere) la tendenza a delinquere;      anziani, disabili e sofferenti cui viene proposto più il “nuovo      diritto” a suicidarsi che a essere decentemente curati nelle      strutture pubbliche di cui si difendono sprechi indecenti; le donne      che vogliono il diritto ad essere madri senza essere soverchiate      dalla relativa fatica, altro che aborto; i non garantiti che hanno      bisogno di una fiscalità più leggera e costi generali non      appesantiti da un ambientalismo di maniera che viene fatto tutto      pagare a chi si ritroverà a dover ristrutturare casa, pagare      bollette, cambiare modo di mangiare e di muoversi secondo regole      green che uccideranno il ceto medio. <br />      Credo che la sinistra sia vecchia, incartapecorita, incatenata in      una piattaforma politica individualista che sta sbagliando tutto e      non sa indicare un’idea di futuro in cui i più deboli possano      pensare di migliorare la loro condizione. I deboli sanno che se la      sinistra vince, staranno peggio. Per questo non la votano più. E i      deboli ormai sono una moltitudine, la stragrande maggioranza, ma la      sinistra si appassiona solo alle minoranze. In Italia nel 2023 si      sono celebrati 184.207 matrimoni tradizionali tra uomo e donna,      3.071 unioni civili tra persone dello stesso sesso, il rapporto è 61      a 1. Ma per la sinistra la famiglia costituzionalmente intesa (per      l’articolo 29 è “società naturale fondata sul matrimonio”) è un      territorio del patriarcato pericolosamente abusante, il nuovo “sol      dell’avvenire” è l’unione queer o lgbt: le “famiglie arcobaleno”,      cioè contesti gay in cui sono associati minori sempre nati da      procedure illegali, sono a star larghi diecimila (gli iscritti alla      relativa potente associazione sono cinquemila), gli italiani uniti      in matrimonio con figli a carico in nuclei familiari tradizionali      sono ventinove milioni. Eppure la sinistra non ha mezza parola per i      bisogni della famiglia naturale, si arrapa solo se vede spuntare un      utero in affitto o una fecondazione eterologa illegale in una coppia      dello stesso sesso. Come si fa a non capire che così si crea uno      scollamento totale dalla realtà, dalle necessità reali delle persone      vere? <br />      La catastrofe della sinistra, stordita dall’ingresso di Trump alla      Casa Bianca in attesa del tracollo della storica Spd tedesca alle      elezioni del 23 febbraio 2025, è tutta nell’incapacità di mettersi      in connessione con la realtà, nella presunzione ideologica di      imporre ancora una volta una visione sovrastrutturale ad un mondo in      crisi. Operazione che riuscì dopo le due guerre mondiali e persino      dopo il crollo del Muro, così come all’inizio del XXI secolo, ma ora      non può funzionare più perché la qualità delle sue leadership è      inconsistente: da Kamala Harris a Elly Schlein, da Macron a Scholz,      è troppo evidente che gli interessi che vogliono tutelare non sono      quelli popolari. Il popolo quindi li punisce sistematicamente. La      catastrofe della sinistra può costringerla alla riscrittura      dell’agenda programmatica, se invece insisterà solo nell’additare il      nemico la sua fine è già scritta.</p>
<p>    </div>
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		<title>SI APRE UNA NUOVA EPOCA</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di M. ADINOLFI Il 20 gennaio 2025 con l’insediamento ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca si apre ufficialmente una nuova epoca. Con il suo “comizio della vittoria” alla Capital One Arena di Washington, Trump ha annunciato che revocherà tutti gli ordini esecutivi di Biden su “diversità e inclusione”, contrasterà l’influenza dell’ideologia woke con particolare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
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<p>      <b>di M. ADINOLFI</b><br />      Il 20 gennaio 2025 con l’insediamento ufficiale di Donald Trump alla      Casa Bianca si apre ufficialmente una nuova epoca. Con il suo      “comizio della vittoria” alla Capital One Arena di Washington, Trump      ha annunciato che revocherà tutti gli ordini esecutivi di Biden su      “diversità e inclusione”, contrasterà l’influenza dell’ideologia      woke con particolare attenzione all’esercito, vieterà a chi è nato      maschio di partecipare agli sport femminili, blinderà i confini e      dichiarerà i cartelli messicani della droga come organizzazioni      terroristiche. Con la nomina di Robert Kennedy jr ha già dichiarato      la sua ostilità allo strapotere di Big Pharma, contrasterà l’aborto      come ha già fatto riuscendo di fatto a farlo abolire in 21 Stati      americani oltre che limitando i fondi federali alle cliniche      abortiste Planned Parenthood (non a caso tra i principali      finanziatori di Hillary Clinton nel 2016 e Kamala Harris nel 2024).      Last but not least, ritirerà progressivamente la presenza di armi      americane dai contesti bellici secondo la dottrina isolazionista che      lo caratterizza, producendo effetti benefici in termini di pace      mondiale: la fine del conflitto israeliano-palestinese, se terrà, è      il primo frutto del 2025 e seguirà quest’anno la probabile      conclusione della guerra tra Russia e Ucraina. Se ne avranno a male      solo i produttori di armi, finanziati nell’ultimo triennio da Biden      con centinaia di miliardi di dollari di commesse pubbliche. </p>
<p>      L’entità della svolta è davvero epocale e festeggiarla alla Capital      One Arena di Washington ballando con i Village People è un vero      colpo di genio. Nel comizio della vittoria Trump ha fatto salire sul      palco Elon Musk, ma non il suo vice Jd Vance, che pure potrebbe      essere il primo cattolico repubblicano a diventare presidente degli      Stati Uniti se sarà capace di schivare tutti i proiettili avvelenati      che dal suo stesso campo arriveranno per azzopparlo. Interessante      notare come molte aziende americane di grande rilevanza, penso a      quelle controllate da Mark Zuckerberg ad esempio, si siano già      adeguate al nuovo corso ammettendo di essere state pesantemente      pressate dalla Casa Bianca a guida Biden per seguire le linee guida      dell’amministrazione dem. Ora il partito democratico americano è      palesemente allo sbando e nelle grandi multinazionali chiudono i      “dipartimenti per l’inclusione e le diversità” che hanno      caratterizzato l’epoca woke. Non va più di moda l’ideologia gender e      finalmente si può dire che intervenire sul corpo di un minore per      modificarne il sesso è un crimine. Sotto Biden era un’affermazione      per cui si rischiava la galera per hate speech, le università      licenziavano i professori dissenzienti rispetto alla piattaforma      lgbt, ora Trump proclama la fine di questo oscurantismo ballando con      i Village People. </p>
<p>      Il presidente Trump sta ottenendo una serie di obiettivi (penso in      particolare a aborto, ideologia gender, pace) che la Chiesa aveva      certamente nella sua agenda. Ha ribaltato ciò che non sembrava      ribaltabile, tanto che la Chiesa si era quasi adeguata. I cattolici      sembravano rassegnati a dover sorbire tutto, a farselo andare bene.      Poi è arrivato questo bizzarro buzzurro con i capelli stranamente      tinti, con toni sgraziati e spesso sgradevoli, frequentatore      abituale di prostitute e pornostar, irrituale per usare un eufemismo      nella sua comunicazione politica, abituato ad attaccare frontalmente      gli avversari spesso con termini ampiamente oltre i limiti della      buona educazione, pluriconiugato e con dozzine di amanti      accreditate, ma disposto ad andare in battaglia fino a beccarsi      insulti infiniti, censure continue compresa la chiusura dei profili      social, processi e condanne, anche una pallottola in faccia pur di      vincere. E ha vinto. </p>
<p>      Noi bene educati cattolici di chiesa non ci ritroviamo in Trump. Non      ha il nostro stile e certamente nei prossimi quattro anni ci sarà      chi troverà occasione per rimproverarci di averlo sostenuto,      nonostante questa distanza. Eppure per dieci anni abbiamo combattute      quelle battaglie, sempre molto educatamente però perché non si      dicesse male di noi. Per questo noi in Italia abbiamo sempre perso,      pure quando politicamente in realtà avremmo vinto, ma chi vinceva ad      esempio proclamava e ancora proclama che non avrebbe “mai toccato la      194” o messo in discussione i “diritti lgbt”, compresi quelli a      iniettare la triptorelina nei ragazzini e far gareggiare con la      maglia della nazionale femminile atleti nati uomini, sposati con      tanto di figli. Noi non abbiamo mai avuto la sfrontatezza di Trump o      il suo coraggio. Noi ci facciamo andare bene quel che c’è e ci      limitiamo a qualche lamentela sui social, senza capire che per      vincere la guerra in guerra bisogna andarci e la guerra è sempre un      po’ sporca e si rischiano pallottole in faccia. Trump se le è prese      anche per noi.</p>
<p>      Ora una nuova epoca si apre. Dovremo essere più coraggiosi di quanto      siamo stati, anche come cattolici impegnati, fino ad oggi. Il vento      è cambiato e tocca issare le vele, danzando con un’insolita      allegria, perché ci hanno fatto vedere che quel che sembrava      impossibile a farsi, è stato fatto.</p>
<p>    </div>
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		<title>E CI VOLEVA TANTO?</title>
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					<description><![CDATA[“There are only two genders: male or female”. E ci voleva tanto? Adesso vediamo di rendere chiara questa evidente verità anche nell’ordinamento giuridico italiano ed europeo. Alla fine ha vinto Chesterton: le spade sono state sguainate, ma si può dire che le foglie sono verdi d’estate.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
“There are only two genders: male or female”. E ci voleva tanto? Adesso vediamo di rendere chiara questa evidente verità anche nell’ordinamento giuridico italiano ed europeo. Alla fine ha vinto Chesterton: le spade sono state sguainate, ma si può dire che le foglie sono verdi d’estate.<br />
<iframe loading="lazy" title="Trump says US policy will recognize &#039;only two genders&#039; | AFP" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/1H2n3QzAEHs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>SU CRAXI E CIÒ CHE FU SPAZZATO VIA</title>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Craxi, Leone, Moro, Cossiga, Andreotti e Berlusconi hanno un filo rosso che li unisce: sono stati tutti presidenti del Consiglio, un paio anche presidenti della Repubblica, leali verso il quadro delle alleanze atlantiste ma preoccupati di salvaguardare una forte autonomia dell’Italia, un ruolo del Paese nel mondo non prono a interessi terzi. [&#8230;]]]></description>
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<p>          <b>di Mario Adinolfi</b><br />          Craxi, Leone, Moro, Cossiga, Andreotti e Berlusconi hanno un          filo rosso che li unisce: sono stati tutti presidenti del          Consiglio, un paio anche presidenti della Repubblica, leali          verso il quadro delle alleanze atlantiste ma preoccupati di          salvaguardare una forte autonomia dell’Italia, un ruolo del          Paese nel mondo non prono a interessi terzi. Craxi, con          Martinazzoli guardasigilli che controfirmava gli atti del          governo, fu il protagonista della crisi di Sigonella con i          carabinieri italiani che nel 1985 circondano i marines americani          che pretendevano di agire sul nostro territorio per fermare un          terrorista palestinese. Insomma, una dignità diversa rispetto a          chi si fa prima baciare in testa da Biden, poi arresta un          iraniano per volere degli americani, infine vola a chiedere il          permesso di rilasciarlo al nuovo inquilino della Casa Bianca per          cedere a un ricatto di Teheran. <br />          Nulla mi toglie dalla testa che Craxi, Leone, Moro, Cossiga,          Andreotti, Martinazzoli e Berlusconi abbiano tutti pagato con          persecuzioni di varia natura la loro autonomia e che il Partito          comunista italiano, con la sua mano destra mediatica e con la          mano sinistra giudiziaria, sia stato lo strumento con cui          rendere fatali tali persecuzioni, dal punto politico e talvolta          anche fisico. Il Pci-Pds è stato paradossalmente un fattore          particolarmente ligio ad obbedire agli interessi sovranazionali,          non a caso il D’Alema primo e unico comunista arrivato a Palazzo          Chigi come atto di fedeltà dopo l’insediamento alla presidenza          del Consiglio concede agli americani le basi in Italia e lo          spazio aereo per andare a bombardare Belgrado. Altro che Craxi e          Sigonella. <br />          Tra il 1978 e il 1994 l’autonomia dell’Italia è stata travolta e          la sua classe dirigente migliore fisicamente abbattuta da un          Pci-Pds i cui uomini furono invece salvaguardati perché capaci          di obbedienza oltre che di odio verso l’avversario. D’Alema          voleva vedere “Berlusconi andare al parco a chiedere          l’elemosina”, alla fine al parco c’è andato lui, ma dal 1994          avviò una stagione di persecuzione mediatico-giudiziaria che          arrivò fino all’espulsione del leader di Forza Italia dal Senato          dopo una condanna. Anche Craxi fu condannato: a 5 anni e 4 mesi          per corruzione, a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito.          Come ebbe a dire in un notissimo discorso parlamentare          immediatamente precedente alle monetine del Raphael, il          finanziamento illecito riguardava tutti i partiti ma i comunisti          ne uscirono giudiziariamente e politicamente illesi. Il 2 giugno          1992, a Cossiga appena abbattuto, Andreotti sotto processo per          mafia e Craxi già ferito da Tangentopoli che non poté andare a          Palazzo Chigi nonostante la vittoria alle elezioni di aprile,          sul panfilo Britannia un gruppo di importantissimi finanzieri e          banchieri si incontrarono con i vertici di Bankitalia e del          Tesoro, Ciampi e Draghi, per stabilire la privatizzazione delle          principali aziende pubbliche del Paese. <br />          L’anniversario della morte di Bettino Craxi, avvenuta il 19          gennaio 2000 in Tunisia ad Hammamet, ci consente di aprire una          pagina di riflessione storica: come ha fatto il Partito          comunista italiano a spazzare via, grazie alla complicità della          tenaglia mediatico-giudiziaria, tutti i suoi avversari politici          anche quando erano giganteschi statisti senza mai vincere le          elezioni? Craxi era letteralmente odiato dal Pci, fu il primo a          essere definito emulo del fascismo, Forattini su Repubblica lo          disegnava in camicia nera, D’Alema che era presidente del          Consiglio prima che morisse impedì che potesse rientrare in          Italia a curarsi. L’odio era politico ma nei comunisti e post          comunisti finiva per avere ricadute personali: furono loro con          la strategia della fermezza a impedire nel 1978 ogni trattativa          che potesse salvare la vita di Aldo Moro, che proprio Craxi          invece voleva aprire. Sempre loro a costringere il presidente          della Repubblica, Giovanni Leone, a dimettersi poco dopo per uno          scandalo in cui era totalmente innocente dopo una campagna          mediatica lanciata da Camilla Cederna sull’Espresso. E fu il Pci          appena trasformatosi in Pds a lanciare l’impeachment contro          Francesco Cossiga, anche lui costretto alle dimissioni dal          Quirinale. L’odio comunista poi verso Giulio Andreotti e Silvio          Berlusconi subito dopo si fece azione giudiziaria con una serie          infinita di processi avviata nel biennio 1992-94 con          Tangentopoli che abbatté un’intera classe dirigente e costrinse          Craxi a lasciare definitivamente l’Italia. <br />          In quel momento nel settore pubblico che valeva il 25% del Pil          del Paese era impiegato il 16% della forza lavoro italiana, con          salari di livello europeo, mentre il debito pubblico ammontava a          795 miliardi di euro (oggi è il quadruplo, nel sistema pubblico          ci lavora il 5% della forza lavoro e i salari sono i più bassi          d’Europa). Nel 1993 Ciampi diventa presidente del Consiglio e          privatizza il gruppo Sme. Alemagna, Motta e Surgela se li prende          la Nestlé. Dal 1996 con i governi Prodi e D’Alema fu smembrata e          venduta l’Iri, mentre i “capitani coraggiosi” si prendevano la          Telecom. Poi le Autostrade furono date ai Benetton.          Contemporaneamente si avviava la dismissione delle quote          pubbliche nelle banche, Enel, Eni, Alitalia. Con le svendite il          debito pubblico è stato risanato? No, è quadruplicato. Sono solo          stati abbattuti i salari, mentre le tariffe dei servizi sono          aumentate a dismisura. <br />          Craxi fu il più lucido a individuare fin da subito il disegno          che collegava lo smantellamento della classe dirigente italiana          della prima Repubblica con la svendita del Paese e gli interessi          sovranazionali retrostanti. Cossiga definiva così Draghi quando          nel 2008 pareva potesse andare a Palazzo Chigi: “Un vile          affarista, liquidatore dell’industria pubblica italiana dopo la          famosa crociera sul Britannia”. La “falsa rivoluzione italiana”          di cui ha sempre parlato Craxi da Hammamet ha devastato la          migliore classe dirigente del Paese svendendolo agli interessi          stranieri di pochissimi (Soros tra costoro, altro che Musk) che          in cambio hanno sostenuto e blindato l’area politica che          consentiva tutto questo, quella comunista a post comunista,          incapace di vincere le elezioni ma sempre al potere. Almeno fino          ad oggi. Se è vero che il vento sta cambiando ormai in tutto il          mondo, è tempo di avviare una precisa fase di studio storico di          quanto accaduto tra il 1978 e il 1994, affinché l’Italia possa          riprendersi finalmente il ruolo autonomo che le spetta.</p>
<p>          <a class="moz-txt-link-freetext" href="https://www.youtube.com/watch?v=gsXIm5NeC50">https://www.youtube.com/watch?v=gsXIm5NeC50</a></p>
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		<title>MARINA TERRAGNI GARANTE PER L&#8217;INFANZIA</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 23:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Terragi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi In bocca al lupo a Marina Terragni, appena nominata dalla Meloni nuovo Garante per l’Infanzia. Mi auguro che, coerentemente con le sue battaglie degli ultimi anni, voglia garantire il diritto a non essere staccata dalla mamma della piccola Eva, tre mesi di vita. Eva è nata a Rosario in Argentina da una [&#8230;]]]></description>
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<p>      <b>di Mario Adinolfi</b><br />      In bocca al lupo a Marina Terragni, appena nominata dalla Meloni      nuovo Garante per l’Infanzia. Mi auguro che, coerentemente con le      sue battaglie degli ultimi anni, voglia garantire il diritto a non      essere staccata dalla mamma della piccola Eva, tre mesi di vita. Eva      è nata a Rosario in Argentina da una giovane donna in stato di      bisogno, è stata acquistata per cinquemila dollari da una coppia di      maschi padovani, bloccata in aeroporto e poi fatta partire qualche      settimana fa grazie ai rapporti dell’avvocato dei due, l’ex senatore      di Forza Italia Maurizio Paniz, con il ministro degli Esteri. Oggi      Eva è a Padova, privata del rapporto con la mamma lasciata in      Argentina e credo che Marina Terragni possa utilmente intervenire a      garanzia della piccola neonata, vista anche la normativa che ha reso      reato universale l’utero in affitto.</p></div>
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